XX- il killer di Ponticelli che non si può nominare anche star su Tik Tok. Sul social anche gli attentati dinamitardi dei De Martino vengono rivendicati e celebrati.

Borrelli: “Non sono solo video indegni ma vere armi a supporto dei clan. Urgente una legge contro l’apologia di camorra.”

Era diventato con il tempo il camorrista ed il killer spietato che non si può nominare ed hanno cominciato ad indicarlo come “XX”. Così a Ponticelli, nella periferia orientale di Napoli, quella fama di criminale feroce, nonché giovane, ha fatto sì che attorno alla figura di Antonio De Martino aleggiasse un misto di leggenda e rispetto che ha portato il clan De Martino, chiamato, appunto anche XX, in rapida ascesa nel panorama camorristico nella zona Est.

Ora è quella degli XX una realtà affermata e pericolosa come dimostrano gli attentati con le bombe contro i rivali dei De Luca-Bossa, attentati anche rivendicati e celebrati ultimamente in un video pubblicato su Tik Tok che diversi utenti hanno segnalato al deputato dell’alleanza Verdi-sinistra Francesco Emilio Borrelli.

Nel video in questione, pubblicato da un rampollo dei De Martibo, viene reso omaggio a quel killer che non si poteva nominare “Ti amo, zio. Sarai la leggenda di Ponticelli.” Mentre tra una cascata di champagne ed una di banconote vengono celebrate le bombe, come detto, i tatuaggi, le moto, i murales, le ‘conquiste’ riportate sui giornali.

video: https://www.facebook.com/francescoemilio.borrelli/videos/6869644106496362

“Sono anni che denunciamo il fenomeno della propaganda criminale e camorristica sui social. Questa gente dopo essersi impadronita delle strade ora sta allargando il proprio dominio anche sul mondo virtuale. Quello dei social è uno strumento che i clan utilizzano per intimidire gli avversari, mettere paura alla cittadinanza e anche per autoesaltazione in modo da attirare a sé nuove giovani reclute. Non si tratta, quindi, soltanto di un problema di contenuti social poco edificanti ma di una vera e propria arma a supporto delle famiglie di camorra che in tal modo amplificano il loro potere limitando, al contempo, quello dello Stato. Per questo bisogna togliergli dalle mani questa possibilità. C’è bisogno che i gestori delle piattaforme intervengano in accordo con le autorità ma, soprattutto, è sempre più urgente introdurre una legge che preveda il reato di apologia di mafia e camorra”- queste le parole di Borrelli.

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