Un week-end di follia e violenza tra le tifoserie: agguato in autostrada dopo Casertana -Catania; traghetto distrutto per gli scontri tra avellinesi e siracusani; fumogeni dei napoletani contro i leccesi.

Borrelli: “E’ tempo di vagliare nuovi protocolli e nuove misure contro le violenze degli pseudo-tifosi.”

E’ stato, quello appena trascorso, un week-end di pura follia più che di calcio.

Diversi sono gli episodi di violenza registrati tra le tifoserie delle squadre che si sono affrontate.

Dopo la partita Casertana-Catania vinta dagli etnei, alcuni tifosi hanno bloccato la Strada Statale 700, detta la Variante di Caserta, con i pullman di traverso ed hanno colpito le auto a sprangate. Un vero e proprio agguato.

Anche tra tifosi avellinesi e siracusani ci sono stati attimi di follia.  I supporter campani e siciliani si sono incrociati sul traghetto per Messina (l’Avellino era impegnato proprio contro il Messina) che è rimasto devastato dopo gli scontri.

video: https://www.facebook.com/francescoemilio.borrelli/videos/1367166203871056

Inoltre nel corso del match tra Lecce e Napoli ci sono stati alcuni scontri tra le due tifoserie. Uno dei supporters salentini ha deciso di raccontare a tutti attraverso il proprio profilo Facebook quanto accaduto:

“Siamo in Curva Sud. Vicino settore ospiti. All’improvviso il pomeriggio di festa di mio figlio è diventato di terrore. Vedere volare diversi fumogeni (e non solo), uno arrivato anche nelle nostre vicinanze. Le urla giustamente contrariate dei nostri tifosi e noi che in fretta cercavamo di allontanarci da questa zona calda. Mio figlio in lacrime.”

“Ancora una volta quelli che dovrebbero essere momenti di sport, di aggregazione, di condivisione, di gioia si sono trasformati in violenza e terrore.  “- dichiara il deputato dell’alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli- “Sono anni che certi pseudo-tifosi usano le partite come scusanti per dare sfogo ai propri barbari istinti e a violenze inaudite. Tutto questo  va fermato. Che si applichino con rigore le leggi preesistenti e si studino nuovi protocolli e nuove misure più severe. Per certi soggetti non basta più il DASPO, occorre il carcere.”.

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