Sorrisi, sguardo beffardo e dito medio. Il killer di Giovanbattista si celebra sui  social.  Borrelli: “Immagini che devono farci venire la nausea di quel mondo marcio a cui ora tutti devono ribellarsi”

La vita delle persone è scandita dal tempo, quello battuto dalle lancette dell’orologio. Esistono, però, in certi contesti sociali, vite il cui destino è sempre legato ad un orologio, inteso, in tali casi, non come strumento di misurazione del tempo ma come oggetto a cui assegnare un valore economico.

Ai Quartieri Spagnoli gli orologi, da rubare e rapinare, segnano le vite dei giovani, incanalate su quelle strade dai propri genitori, e formano anche alleanze (una sorta di associazione di categoria, com’è sempre avvenuto anche per i magliari) e amicizie. Come quella tra Ugo Russo e l’assassino di Giovanbattista Cutolo.

Due vite deviate ed unite dal legame ad un “mestiere” trasmesso di padre in figlio ma con  due epiloghi diversi. Russo è morto proprio durante l’ennesima rapina tentata ad un carabiniere fuori dal servizio. Il secondo finirà, probabilmente e lo si spera, a lungo in carcere.

Non c’è scampo per chi sceglie di intraprendere quella strada, quella generale della vita criminale, eppure sui volti di quei giovani non manca mai il sorriso che è differente da quello di tutti gli altri loro coetanei. Questo sa di presunzione, di arroganza, di beffa.  È proprio con il sorriso stampato sul volto che il folle pistolero, che ha rubato la vita a Gio Gio e l’anima ai suoi familiari, si mostra ed auto celebra sui social. Un profilo il suo che ha come foto avatar un orologio ostentato sul polso, come uno stemma di famiglia a ricordare a tutti il simbolo della loro forza.

Il sorriso dunque ma anche lo sguardo da duro, da chi si atteggia ed aspira ad essere criminale vero, ed il dito medio, degli amici, a favore di fotocamera per dichiarare esplicitamente la propria tracotanza.

“Ci hanno girato questi fotogrammi che abbiamo deciso di mostrare, dopo averle in parte oscurate, per denunciare la totale assenza di pudore, pentimento, empatia in certi ambienti.

Si auto celebrano oppure lo fanno per loro i familiari come l’altra volta. Dei genitori che idolatrano il proprio figlio reo di un omicidio non meriterebbero nemmeno di essere chiamati tali. Sono parole forti ma certa gente avrebbe dovuto nascere senza il dono, perché tale è, di procreare. Che senso ha fare nascere una vita che poi viene rovinata e messa al servizio della violenza e della morte?  È gente priva di affetti, morale, etica e amore. Piangono per i loro figli, se arrestati o uccisi, ma non per il dolore di giovani vite spezzate o rubate ma perché gli è stato tolto qualcosa di ‘loro proprietà ‘. Per loro tutto è merce, anche la vita umana, ed è quello che trasmettono ai propri figli. Che queste immagini possano fare nascere in tutta la parte sana di Napoli una rabbia profonda ma sana e costruttiva verso quell’universo marcio che non deve più far paura né esserci indifferente. Se non adesso, mentre piangiamo Gio Gio, quando potremmo ribellarci a tale schifo?” – queste le parole del deputato dell’alleanza Verdi -Sinistra Francesco Emilio Borrelli.

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