Rinviata l’udienza della Cassazione sul caso Pellini: si rischia la restituzione del patrimonio confiscato.

Borrelli: “Porterò la vicenda in commissione ecomafie. Una sentenza favorevole a dei criminali ambientali sarebbe grave ingiustizia.”

 E’ stata rinviata l’udienza in Corte di Cassazione che doveva decidere sul ricorso presentato dagli avvocati dei fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, imprenditori napoletani del settore ambientale condannati per traffico illecito di rifiuti, concernente la confisca del loro patrimonio, per un valore di oltre 200 milioni di euro.

    La Suprema Corte doveva pronunciarsi sull’efficacia della decisione della Corte d’Appello di Napoli, che a fine giugno aveva depositato il provvedimento che confermava la confisca, ma in ritardo rispetto ai termini; una circostanza contestata dai legali dei Pellini, che hanno così presentato ricorso per Cassazione chiedendo alla Corte di dichiarare l’illegittimità del provvedimento della Corte d’Appello.

Anche per il sostituto procuratore generale, a questo punto, la confisca sarebbe illegittima ma l’ultima parola spetta ai giudici.

“Una decisione favorevole, per ritardi e cavilli burocratici della giustizia, a chi ha inquinato il territorio, , sarebbe inaccettabile e uno schiaffo in faccia a tutte le vittime dei danni provocati dai Pellini  e da chi come loro ha messo il profitto dinanzi a tutto. Ci batteremo affinché non accada ciò. Per questo porterò la vicenda in commissione ecomafie e in parlamento. Si tratterebbe di un precedente devastante. Chi inquina e devasta il territorio non può farla franca”- questo il commento del deputato dell’alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, vicepresidente della commissione ecomafie.

“Il rinvio potrebbe anche essere una cosa positiva, significa che comunque i giudizi stanno riflettendo. In ogni cosa non bisogna far calare l’attenzione sulla vicenda perché la restituzione del patrimonio ai Pellini sarebbe un’assurda follia.”- ha invece dichiarato ad Alessandro Cannavacciuolo, portavoce degli attivisti acerrani e dei comitati delle vittime.

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